"Nessuno di noi è disposto a stare zitto. Un compito importante della nostra professione, in Italia e altrove, consiste nel sottoporre a valutazione ragionata la politica economica dell’esecutivo. Lo abbiamo fatto con i governi passati, continueremo a farlo e ci pare preoccupante che oggi in Italia sia tanto difficile avere un confronto pubblico pacato sulla politica economica in tempi di crisi: sulla Legge Finanziaria 2010, sull’efficacia de provvedimenti che il governo ha finora adottato (dalla social card al bonus famiglia) e sulla loro sorte.
Non abbiamo difficoltà a riconoscere che questa crisi pone una sfida alla nostra professione (di cui alcuni di noi hanno anche scritto): non certo per non averne previsto il quando e il come, quanto per non aver pienamente percepito le cause e le conseguenze di un’anomala crescita del credito e dell’esposizione al rischio e per avere trascurato i problemi di stabilità finanziaria. Il disagio degli economisti, comunque, non può essere certo maggiore di quello di governanti, banchieri centrali e vigilanti, soprattutto di oltre Atlantico, i quali ancor meno seppero prevedere e prevenire. Semmai, quando si cerchino eccezioni alla disattenzione generale, le si trovano proprio fra gli economisti, tra cui quelli della Banca dei Regolamenti Internazionali e non pochi accademici".
Non abbiamo difficoltà a riconoscere che questa crisi pone una sfida alla nostra professione (di cui alcuni di noi hanno anche scritto): non certo per non averne previsto il quando e il come, quanto per non aver pienamente percepito le cause e le conseguenze di un’anomala crescita del credito e dell’esposizione al rischio e per avere trascurato i problemi di stabilità finanziaria. Il disagio degli economisti, comunque, non può essere certo maggiore di quello di governanti, banchieri centrali e vigilanti, soprattutto di oltre Atlantico, i quali ancor meno seppero prevedere e prevenire. Semmai, quando si cerchino eccezioni alla disattenzione generale, le si trovano proprio fra gli economisti, tra cui quelli della Banca dei Regolamenti Internazionali e non pochi accademici".
Dopo Vergiate la mia opinione di lui è precipitata. Di quella serata sono rimaste le risposte evitate, le battutine sulla social card "certo che se uno è miliardario non la può ricevere" (uhm... forse non ha letto bene i requisiti per ottenerla) e gli acidi attacchi ai giornali e agli economisti che dice il ministro "Non hannno fatto un giorno di lavoro in vita loro"... Mah...
Lo sapevate che aumentando la pressione dei pneumatici di 0,5 bar rispetto al valore raccomandato dal costruttore si può ottenere un risparmio di carburante fino al 3% mantenendo inalterato il comfort di guida e riducendo perfino il rischio di foratura delle gomme? E che un economizzatore idrico permette di ridurre fino al 50% il consumo di acqua e di energia?
scatole cinesi dell'edilizia che rendono responsabili tutti e nessuno - finiscono subito in secondo piano. «Fino a che non ci sono problemi, nessuno parla» dice rassegnato Stefano Rizzi, sindacalista della Cgil che nei mesi scorsi ha fatto visita al cantiere. «Poi quando vengono fuori i problemi devi districarti tra mille imprese, subappalti, responsabilità non chiare». E pensare che nel cantiere di via Bixio non c'è neppure il cartello regolamentare, che dovrebbe riportare tutte le imprese che vi lavorano. Di certo c'è che i muratori sono qui senza paga. E forse qualcuno c'ha guadagnato, più o meno direttamente. «Beh, se è un italiano a guadagnarci anzichè loro, sono contenta» conclude la signora. Con buona pace di chi attende preoccupato sui ponteggi e davanti al cantiere, lavoratori italiani e stranieri.
Lo scopo è risparmiare energia: spegnendo la luce, usando la bici e aiutando il giovane 