giovedì 22 ottobre 2009

Già... Lui la crisi l'aveva prevista, lui!

Leggo (anche se ha già qualche giorno) la risposta degli economisti del sito La Voce al ministro dell'economia Giulio Tremonti.

"Nessuno di noi è disposto a stare zitto. Un compito importante della nostra professione, in Italia e altrove, consiste nel sottoporre a valutazione ragionata la politica economica dell’esecutivo. Lo abbiamo fatto con i governi passati, continueremo a farlo e ci pare preoccupante che oggi in Italia sia tanto difficile avere un confronto pubblico pacato sulla politica economica in tempi di crisi: sulla Legge Finanziaria 2010, sull’efficacia de provvedimenti che il governo ha finora adottato (dalla social card al bonus famiglia) e sulla loro sorte.
Non abbiamo difficoltà a riconoscere che questa crisi pone una sfida alla nostra professione (di cui alcuni di noi hanno anche scritto): non certo per non averne previsto il quando e il come, quanto per non aver pienamente percepito le cause e le conseguenze di un’anomala crescita del credito e dell’esposizione al rischio e per avere trascurato i problemi di stabilità finanziaria. Il disagio degli economisti, comunque, non può essere certo maggiore di quello di governanti, banchieri centrali e vigilanti, soprattutto di oltre Atlantico, i quali ancor meno seppero prevedere e prevenire. Semmai, quando si cerchino eccezioni alla disattenzione generale, le si trovano proprio fra gli economisti, tra cui quelli della Banca dei Regolamenti Internazionali e non pochi accademici".

Dopo Vergiate la mia opinione di lui è precipitata. Di quella serata sono rimaste le risposte evitate, le battutine sulla social card "certo che se uno è miliardario non la può ricevere" (uhm... forse non ha letto bene i requisiti per ottenerla) e gli acidi attacchi ai giornali e agli economisti che dice il ministro "Non hannno fatto un giorno di lavoro in vita loro"... Mah...

mercoledì 14 ottobre 2009

Il pianeta (verde) delle scimmie

Dopo quella canadese un'altra trovata divertente in tema di risparmio energetico... vi consiglio i video perchè sono bellissimi :-)

Lo sapevate che aumentando la pressione dei pneumatici di 0,5 bar rispetto al valore raccomandato dal costruttore si può ottenere un risparmio di carburante fino al 3% mantenendo inalterato il comfort di guida e riducendo perfino il rischio di foratura delle gomme? E che un economizzatore idrico permette di ridurre fino al 50% il consumo di acqua e di energia? Piccoli trucchi (così si chiama il sito) per risparmiare energia arrivano dal mondo animale. Nel portale promosso da SvizzeraEnergia sono infatti le scimmie, in otto video esileranti, a spiegare agli esseri umani cosa fare per ottimizzare l'uso delle risorse. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di mostrare che ognuno può, senza fare grandi sforzi e nulla togliere al comfort, risparmiare energia grazie a piccoli e semplici gesti.

SvizzeraEnergia
è la piattaforma nazionale elvetica che raggruppa sotto un unico tetto tutte le attività nell’ambito delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Da quasi due decenni, il programma gestito dall’Ufficio federale dell’energia riunisce e valorizza il know-how degli esperti, fa da impulso per le innovazioni, promuove l’entrata sul mercato di tecnologie energetiche basate sull’efficienza e sulle rinnovabili e sostiene le azioni volontarie. In tal modo, esso aiuta la Svizzera a raggiungere gli obiettivi di politica energetica e climatica, promuove un approvvigionamento energetico sostenibile e contribuisce a ridurre la nostra dipendenza da risorse energetiche fossili provenienti dall’estero.

martedì 13 ottobre 2009

La classe operaia non va in Paradiso

Copincollo e scappo il bell'articolo scritto oggi dal mio amicollega Roberto Morandi

«Se non ricevono lo stipendio, fanno bene a protestare», commenta una passante dopo aver visto che succede al cantiere di via Nino Bixio a Gallarate. Poi aguzza la vista, vede la pelle scura dei muratori sui ponteggi, storce il naso. Sì, signora, sono pakistani e rumeni, protestano insieme ai colleghi italiani, che stanno fuori dalla recinzione del cantiere, con i sindacalisti e la polizia che tiene d'occhio la situazione e fa da mediatrice. «Io non sono razzista. Ma loro vengono qui, pretendono di fare quello che vogliono, vogliono i privilegi». Beh, a dire il vero pretendono solo di essere pagati per il lavoro che fanno. «Ah, ma poi lavorano anche in nero. E i sindacati gli danno un sacco di soldi, mica come a noi italiani».
Ecco, il problema ora è la guerra tra poveri. Le questioni concrete - i soldi che non arrivano, leIl cantiere occupato a Gallaratescatole cinesi dell'edilizia che rendono responsabili tutti e nessuno - finiscono subito in secondo piano. «Fino a che non ci sono problemi, nessuno parla» dice rassegnato Stefano Rizzi, sindacalista della Cgil che nei mesi scorsi ha fatto visita al cantiere. «Poi quando vengono fuori i problemi devi districarti tra mille imprese, subappalti, responsabilità non chiare». E pensare che nel cantiere di via Bixio non c'è neppure il cartello regolamentare, che dovrebbe riportare tutte le imprese che vi lavorano. Di certo c'è che i muratori sono qui senza paga. E forse qualcuno c'ha guadagnato, più o meno direttamente. «Beh, se è un italiano a guadagnarci anzichè loro, sono contenta» conclude la signora. Con buona pace di chi attende preoccupato sui ponteggi e davanti al cantiere, lavoratori italiani e stranieri.
La classe operaia non va in paradiso, ma neppure i "padroni", gli imprenditori. Come il titolare calabrese di una delle imprese coinvolte, che ha i vestiti sporchi di malta e gli occhi stanchi. Come quelli dei cinquantenni pakistani lassù sulle impalcature.

lunedì 12 ottobre 2009

Spegni la luce e la tivvù (se non la guardi)


Lo scopo è risparmiare energia: spegnendo la luce, usando la bici e aiutando il giovane Energuy a fare scelte ecologiche. Il gioco (impiega qualche secondo prima di partire) arriva dal Québec ed è possibile provarlo sul nuovo sito dell'agenzia per l'efficienza energetica del governo canadese. Per superare la prova il giocatore deve prendere per mano il buffo protagonista (che balla come John Travolta per ogni punto segnato), portarlo nelle stanze della sua casa e cercare soluzioni diverse per risparmiare, come spegnere la televisione o isolare porte e finestre. Prima dello scadere del tempo (due minuti) si devono dunque scoprire tutti gli eco-trucchi che permettono di sprecare meno energia e che saranno comunque svelati alla fine della partita. Oltre al gioco il sito contiene molti spunti e consigli sul fronte dell'ottimizzazione delle risorse.
L’Agence de l’efficacitè énergétique è l’ente creato dal governo del Québec per promuovere l’efficienza energetica. Il suo impegno su questo fronte è iniziato nel 1977 ed è proseguito negli anni fino al 2007 quando ha ricevuto la missione ufficiale di promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche per tutte le forme di energia ed in tutti i settori di attività.

domenica 11 ottobre 2009

Quello che le imprese non dicono

«Lasciare a casa un dipendente è doloroso come mettere nei guai una persona di famiglia. A lavorare in una microimpresa come quelle che vedete su questo territorio, si è in quattro, in cinque. Si vive insieme. Si crea un patrimonio che non ha nulla a che vedere con i bilanci. Poi arriva la crisi e il momento in cui i dipendenti non si possono più pagare. Si devono prendere delle decisioni pesantissime e che non si riusciranno a superare, nemmeno dopo la crisi. Con che faccia potrò chiedere un domani a un mio collaboratore torna a lavorare con me?». Mauro è un piccolo artigiano del Varesotto, è solo uno degli imprenditori che ha affollato l'auditorium di Agusta Westland a Vergiate. Dall'incontro con i ministri, dice, «non mi aspetto delle risposte ma solo dei segnali di speranza. O almeno di veder ridurre in qualche modo il distacco tra la politica e i piccoli imprenditori che rappresentano l'economia di questo paese».

Anche lui fa parte di quelle voci che chiedono al governo un intervento severo a tutela del made in Italy. «Molte grandi firme continuano a produrre all'estero spacciando per italiani prodotti che di italiano non hanno niente. E alcuni artigiani, per continuare a lavorare con loro accettano questo meccanismo. Io non lo voglio fare e pago questa scelta ma pretendo di essere perlomeno tutelato».
Le crisi sono cicliche, dice la teoria economica. «E' vero - continua l'imprenditore - lo sappiamo. Ma la realtà non si fa con i principi. Abbiamo visto crollare improvvisamente la produzione. Abbiamo pagato una crisi che non aveva nulla a che fare con i nostri affari».

«Il 2008 è arrivato dopo un periodo eccezionale - spiega Walter, artigiano meccanico -. Io ho investito perchè volevo ingrandire la mia attività. Ho sottoscritto un contratto di leasing per la durata di 15 anni. Ai debiti difficili da ripagare si è aggiunta poi la mancanza di liquidità dovuta anche ai tempi deipagamenti da parte dei clienti, che sono diventati sempre più lunghi. Prima si pagava a sessanta giorni, poi il termine è slittato sempre di più. E questo problema, è importante ricordarlo, non riguarda tutti gli artigiani ma quasi solo quelli legati alla manifattura».

La sua situazione è comune a quella di molti altri. «Ora - continua - sono completamente scoperto. Per far fronte a questi impegni mi brucerò tutto quello che ho messo da parte finora compresi i risparmi di mio padre. Ho ereditato questo lavoro da lui, gli ho dedicato tutto il mio tempo e oggi mi sento di dire a mio figlio: vai a fare un altro lavoro». Il pessimismo c'è ed è comprensibile eppure nelle parole di questi imprenditori si colgono ancora dei segnali di grande coraggio: «Quello che ci salverà, lo dico da sempre è la differenziazione. Il nostro paese ha la grande capacità di produrre in modo diverso da tutti gli altri. Dobbiamo capirlo finché siamo in tempo. Ed è questa la strada che io continuerò a seguire».

martedì 29 settembre 2009

La banca decide, l'impresa paga

Un'impresa si vede recapitare una lettera dalla banca. L'istituto ha deciso un cambiamento delle condizioni contrattuali e l'introduzione di una nuova commissione pari allo 0,26 dell'ammontare del fido concesso, da pagare ogni tre mesi. Per l'azienda è un nuovo costo da sostenere e lo è a prescindere dall'utilizzo o meno del denaro disponibile. Un'impresa dunque che chiede un fido di 100mila euro dovrà pagarne circa mille alla banca indipendentemente dal fatto che userà o meno i soldi messi a disposizione. Questa situazione è accaduta a moltissime aziende, soprattutto di piccola dimensione, che proprio al comportamento delle banche devono l'origine delle difficoltà subite durante la crisi. Molte di esse infatti sono state messe in ginocchio dalla mancanza di liquidità a disposizione e dall'aumento improvviso del costo del denaro. L'ultima novità, applicata da molte banche italiane, si chiama "commissione sul fido accordato" o semplicemente "corrispettivo sull'accordato" ed è la nuova veste della spesa più odiata dai correntisti italiani, la commissione sul massimo scoperto. Quest'ultima, che rappresenta la percentuale di costo applicata dalle banche sulla massima esposizione avuta sul conto corrente, era stata eliminata dal ministro Giulio Tremonti per tutti i conti correnti che finiscono "in rosso" per meno di 30 giorni. Fin qui sembrerebbe una notizia positiva, se non fosse che gli istituti bancari, a fronte della cancellazione, hanno introdotto nuove spese che nella sostanza reintegrano, o peggiorano il costo eliminato. Come appunto la "commissione" o "corrispettivo" sul fido accordato. Essa non si calcola più sul saldo negativo del conto bensì sull'intero ammontare del fido accordato, indipendentemente quindi dal suo utilizzo. Per correre ai ripari, il legislatore è intervenuto nuovamente, definendo che il corrispettivo per la messa a disposizione delle somme di denaro, a partire dal 5 agosto del 2009, non può comunque superare lo 0,5 per cento, per trimestre, dell’importo dell’affidamento. Per le imprese la situazione cambia solo di poco, la banca ha deciso, a loro resta il conto.

mercoledì 23 settembre 2009

Se non ci fosse Obama...

Più ascolto le parole e gli interventi di Barack Obama più mi convinco che ci sia qualcosa di divino nel suo arrivo sulla terra. Penso che in questo momento, soprattutto guardando all'Italia dove la politica e la stampa nazionale non riescono a smarcarsi dalla piega scandalistica e diffamatoria che hanno preso, la sua presenza sia fondamentale. Lo sarà di certo per gli Stati Uniti che grazie a lui potranno rimettersi in sesto. Nel concreto Obama non ha perso tempo, ha più volte annunciato che dedicherà i suoi sforzi a far sì che il paese esca dalla crisi da un lato sostenendo la ripresa della domanda, dall'altro definendo nuove regole per la finanza e per il suo controllo. Non sarà semplice attuare tutto questo, soprattutto perchè in economia le regole calate dall'alto incontrano sempre molte resistenze. Ma lui ha accolto la sfida, come ha fatto con la decisione di riformare il sistema sanitario. Obama è fondamentale come uomo e come segno di speranza per tutti coloro che credono ancora in un cambiamento mondiale. Sarebbe molto più difficile crederci oggi se Obama non ci fosse stato. Vi metto qui alcuni passaggi della sua comparsa al David Letterman Show di ieri sera, una vera chicca. Vi invito a seguire bene invece la prima parte dell'intervista, la seconda è più marchettara, ma penso che questo sia stato inevitabile con un ospite di questo spessore.